Ci sono quasi 9 milioni di partite iva nel nostro Paese, ma andiamo per gradi chiarendo alcuni concetti.

Cos’è la Partita Iva? E’ quella sequenza di cifre, che  identifica un soggetto che esercita un’ attività rilevante ai fini dell’ imposizione fiscale, così che ogni soggetto dell’ Unione Europea sia riconoscibile.

Il problema sussiste allorquando si parla di finte partite iva: un meccanismo scelto e posto in essere dal proprio datore di lavoro in quanto, se un suo dipendente anzichè risultare tale, figurasse come autonomo (con apposita p. i.) costerebbe al datore molto meno che un lavoratore con contratto co. co. co.

Ciò però significa lavoratore senza tutela.

In cosa differisce il lavoratore autonomo? E’ colui che svolge la propria attività, senza vincoli di subordinazione, quindi il committente non ha potere decisionale sui tempi, modi e mezzi attraverso i quali deve avvenire lo svolgimento del lavoro assegnato.

Il lavorare con falsa partita iva è pari ad un  lavoratore dipendente (per quanto riguarda retribuzione e lavoro svolto), ma che non ha alcun diritto né a  malattia, né a ferie né a tredicesime né a straordinari, con il rischio anche di perdere  il lavoro senza gli sia garantita la minima tutela.

Con la riforma Fornero si cerca di porre fine e rimedio a tutto ciò, e dunque se :

  • un lavoratore percepisce piu del 75 % dei ricavi complessivi;
  • il rapporto di lavoro supera i sei mesi;

Allora non siamo più di fronte ad un rapporto di  collaborazione, ma ad un vero e proprio rapporto di lavoratore dipendente e a questo punto occorre il contratto!!

Perché non si può parlare ancora oggi di lavoratori dipendenti che svolgono un lavoro precario, i quali devono fittiziamente aprirsi  la partita iva, vedendosi da un giorno all’altro sbattuti fuori senza neppure la possibilità di alzare una voce: quella dei loro diritti!